FOTO DEI VECCHI MULINI - Ascona

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FOTO DEI VECCHI MULINI

I MULINI
L'antica via dei Mulini di Ascona
 

In un passato neanche troppo lontano,  i nostri vecchi percorrevano questo sentiero, i più con i sacchi sulle spalle, altri con l’aiuto dei muli, per trasformare il frutto della terra e del loro lavoro in un elemento necessario utilizzabile nell’alimentazione quotidiana: la “farina”.
Fosse essa di grano, di granoturco, castagne o altro, era ottenuta mediante macinazione a sfregamento, con una coppia di mole in pietra montate su asse verticale a rotore diretto, mosso dalla forza dell’acqua, a questo scopo incanalata e il cui afflusso ad ogni mulino era regolata da chiuse verticali.
La gente di Ascona, allora molto più numerosa, raggruppata per famiglie, aveva costruito sulle sponde del Rio Remorano, ben tre mulini, dei quali purtroppo ne è rimasto quasi integro solo uno, il mulino di “mezzo”, quello di “fondo” è completamente crollato e del mulino di “cima”, a cui qualche anno fa è sprofondato il tetto, sono rimaste solo le testimonianze fotografiche di queste pagine, nelle quali possiamo notare lo stesso impianto strutturale comune agli altri mulini.
Il mulino era costituito da una tramoggia (a tramossena), cassa di legno a forma di piramide rovesciata, ancorata al muro con un supporto verticale che ne permetteva la rotazione, dentro la quale si rovesciava il grano, che poi proseguiva il suo cammino in una conduttura sempre di legno (a cassora) lievemente inclinata verso il basso, dalla quale attraverso un altro condotto più piccolo (u butturezzu), che ne regolava il flusso con il ritmo di rotazione, cadeva all’interno delle macine.
La macina, in pietra durissima, macinava quindi per sfregamento, mentre la forza centrifuga spostava i chicchi di grano verso l’esterno trasformandoli in farina. Questa convogliata da una protezione circolare in legno (u sgarbassu), scendeva attraverso una canaletta (u farinellu) in un cassone posizionato frontalmente, dove veniva messa nei sacchi.

IL MULINO DI MEZZO

Di questo antico strumento e della sua storia, ci ha fornito utili notizie il sig. Barattini Agostino (per tutti “Barba Stin”), anno 1911, il quale ricorda ancora i nomi dei vecchi capifamiglia che lo utilizzavano: Barattini Fortunato (u Furtunin), Barattini Francesco (u Fransescu), Barattini Giovanni (u Giuan), Barattini Luigi (u Ferrà), Barattini Pietro (Peerettu), Barattini Salvatore (u Sarvatu), Carpanese Emilio (u Carpaneise), Laneri Giovanni (u Bellu), Laneri Pietro (u Falegnamme).
Probabilmente quello di “Mezzo” è quello meglio conservato perché fu rifatto negli anni 1919-1920 su un mulino esistente. Furono sostituite le molecon altre dismesse in località “sotto Ertola” (frazione di Rezzoaglio), dette “francesi” peril tipo di pietra e di battitura.
Dopo la sostituzione delle mole, sistemate da un certo “Pellegrin” di Santo Stefan, non funzionando molto bene, fu chiamato “Pinun da Rocca” dal comune di Ferriere, il quale fece rifare i coppi del rotore, realizzati in faggio, alla costruzione dei quali partecipavano in molti, utilizzando il legno locale.
Dopo aver battuto le mole, il mulino continuò a funzionare egregiamente per molti anni, riuscendo a macinare fino a 80 kg di grano per ora.
L’arte della battitura delle mole fu acquistata dai due artigiani più apprezzati del paese, il falegname Laneri Pietro e il fabbro Barattini Antonio.
Le mole venivano battute 1 volta all’anno mentre la centratura dell’albero e della mola superiore (rotante) su quella inferiore (fissa), veniva effettuata ogni volta che era necessario. Questa operazione si chiamava “messa a rucchetta”.
In un periodo più recente (anni ’50-60) vennero sostituiti i coppi e l’albero in legno (ne possiamo vedere un esempio nella foto del mulino di cima) con l’albero e i coppi in ferro realizzati da Renzo, fabbro di Rezzoaglio.
Questa scelta fu dettata anche dalla mancanza, nei dintorni, di faggio adatto allo scopo oltre che dalla probabile mancanza di mano d’opera essendo il paese in parte già spopolato e dai tempi e quindi costi di realizzazione.
Le macinature più consistenti (di grano) venivano effettuate in primavera inoltrata, a maggio e in Ottobre.
Il granturco si macinava in tutte le stagioni, ogni volta che era necessario, mentre le castagne si macinavano in Dicembre.

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