Cenni storici - Ascona Valdaveto

Ascona Valdaveto
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Cenni storici

La storia
A parte la testimonianza che vuole un paese o perlomeno un terreno denominato Oscus Oscunam esistere già nel 302 d.C., le prime notizie su Ascona si hanno a partire dal 714 grazie al diploma di Liutprando.
Il nome di Ascona compare successivamente alla fine del primo millennio in un inventario dei possedimenti dell’abbazia di San Colombano, assieme a quelli di Turrio,Caterrungna, Nocetole e Metelia.
Intorno al XIV secolo negli inventari della pieve di Calice, in val Ceno, compariva la chiesa di san Pietro di Torrio in val d’Aveto con gli annessi di Ascona e Santo Stefano.
Per ritrovare il nome di Ascona bisogna arrivare al 1423 nell’atto di cessione del feudo ai Malaspina da parte dei Visconti e più tardi nei registri del Ducato di Piacenza datati 1462 e 1476 dove venivano registrate le tasse che i villaggi di Torrio ed Ascona, facenti parte del marchesato di Gambaro, dovevano riconoscere al capoluogo, Piacenza.
Le prime notizie che riguardano direttamente la vita del paese si hanno invece a partire dal 1500 quando i fratelli Cristoforo e Bernardino Ascona, ultimi rappresentanti della famiglia che diede o prese il nome al paese, fuggirono dalla val d’ Aveto per rifugiarsi nella più ospitale val Nure, seguiti a distanza di dodici anni dall’altra famiglia che abitava il paese, i Cavanna.
A quel tempo Ascona faceva parte del piccolo marchesato di Gambaro ed una prima conferma che non facesse parte del marchesato di Santo Stefano, come verrebbe logico pensare,  viene dalla “Relazione della Giurisdizione delle Entrate del Feudo di Santo Stefano” che nel 1549 il commissario dei Doria a Santo Stefano, Giulio Maratti, faceva al suo padrone, Antonio.
In essa sono elencate tutte le entrate  provenienti da ciascuna delle ville che componevano il marchesato ed il numero dei fuochi per ciascun villaggio: nella relazione del Maratti compaiono i nomi di Pareto (7 fuochi) e Pievetta che già allora era parrocchia e si chiamava Pieve (12 fuochi), mentre del nome di Ascona non vi è menzione.
Nella relazione sono pure descritti i confini del marchesato di Santo Stefano: con la giurisdizione degli Edifizi il confine era "… mediante il Boccho tanto come roversa acqua cioè sotto la strada de li mulattieri sopra la strada la Iur.ne di S.to Stef.o va sino alle prede serre”, ossia dal monte Bocco, lungo la dorsale del Groppo Rosso verso il monte di Mezzo,  sino a scendere alla costa di Pareto.
Nel 1557 un censimento del marchesato degli Edifizi riporta il nome del paese tra quelli facenti parte del territorio ed elenca i nomi di otto famiglie soggette al pagamento dei tributi, in maggioranza recanti il cognome Barattini.
Per avere altre notizie storiche certe su Ascona bisognerà però arrivare al XVII secolo e collegarsi ad un documento datato 10 Marzo 1619 dove si annota il lento formarsi della parrocchia sino ad allora dipendente da Torrio: “Ascona, villa già della parrocchia di Turrio, cominciò ad avere chiese sue proprie nella prima metà del secolo XVII”.
La storia di Ascona inizialmente è infatti legata al vicino paese di Torrio dal quale dipendeva: delle tre chiese, ma c’è chi dice quattro, che si racconta siano state costruite nel paese piacentino, in un documento del 1603 si legge che la prima minacciava“ … ruina da tutte le parti …” cosi che, quando venne edificata, quella successiva venne costruita in una posizione tale da essere più comoda anche per gli abitanti di Ascona, ma purtroppo entro il terreno delimitato dai due torrenti che provocavano già allora la frana del paese piacentino, tanto è vero che crollò dopo pochi anni e che nel 1738 venne ultimata l’attuale parrocchiale di Torrio.
Il documento più importante nella storia di Ascona è senza dubbio un atto redatto dal notaio Cesare Boeri che in data 8 ottobre 1674 elenca i benefattori che avrebbero contribuito alla celebrazione di duecento messe nel costruendo oratorio del paese: oltre a quelli dei Barattini e dei Laneri, compaiono altri due cognomi, quello dei Caselli e soprattutto quello della famiglia dei Saltarelli, legato alla potente figura di Domenico, notaio piacentino originario di Ascona.
Nell'archivio di Stato a Piacenza sono custoditi i registri della parrocchia di Ascona e a conferma dello sviluppo del paese i primi documenti recano la data del 1719.
Con l’invasione dell’Italia da parte di Napoleone e la successiva restaurazione vennero ridisegnati i confini di molte regioni: fu così che con il trattato confinario del 27 novembre 1822  Ascona, con una parte del comune di Torrio, entrò a far parte del Regno di Sardegna, dapprima nella provincia di Bobbio, quindi in quella di Chiavari ed infine in quella di Genova.
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